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Lunga vita alle batterie! Strategia di riciclo del Gruppo Volkswagen

Quando un’auto elettrica completa il suo ciclo di vita, gli accumulatori possono iniziarne una seconda o diventare una preziosa fonte di materie prime.

Per raggiungere una diffusione di massa, la mobilità elettrica deve essere davvero sostenibile. Per questo il Gruppo Volkswagen si assume la responsabilità di ogni fase: dalla realizzazione dei prototipi alla produzione, dalle vendite alla logistica, fino al riciclo dei componenti quando i veicoli avranno completato il proprio ciclo di vita.

Programmare per riciclare

Volkswagen Group Components, business unit del Gruppo responsabile per lo sviluppo e la produzione di componenti, presta una particolare attenzione al riciclo degli accumulatori – con l’obiettivo di riportare nella catena produttiva le materie prime più pregiate. “Abbiamo passato gli ultimi dieci anni a capire come poter recuperare materie prime preziose quali nichel, manganese, cobalto e litio” spiega Thomas Tiedje, Responsabile della programmazione tecnica per la divisione e-Mobility di Volkswagen Group Components.

L’impiego multiplo di questi quattro materiali è particolarmente importante, perché la loro estrazione e il loro utilizzo incidono molto sull’impronta di carbonio di un’azienda. Inoltre, il riciclo permette di ridurre i costi e preservare le materie prime.

Seconda vita o riciclo

Ma come viene riciclata una batteria? Dopo un test iniziale sui materiali si aprono due possibilità: quella definita come “seconda vita” e quella del riciclo. Nel primo caso, gli accumulatori sono riutilizzati all’interno di una stazione di ricarica mobile e flessibile, che funziona come una grande power bank e non richiede le stesse prestazioni di un’auto in termini di stabilità di temperatura e di trasferimento energetico.

Nel caso in cui invece la struttura chimica delle celle non raggiunga i parametri di efficienza richiesti per questo tipo di riutilizzo, si passa al riciclo: i componenti vengono smontati e i materiali essiccati e setacciati, per poter estrarre la cosiddetta “polvere nera” che contiene materie prime preziose come nichel, manganese, cobalto e litio. A questo punto gli elementi vengono separati e ritornano disponibili per la produzione di nuove batterie.